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L'angolo delle recensioni

a cura di Giuseppe Leone

Recensione di Domenico Defelice

Martedì 27 Dicembre 2011 09:44

GIUSEPPE LEONE (a cura di)
L’OTTIMISMO DELLA CONCHIGLIA
Il pensiero e l’opera di Giuditta Podestà
fra comparatismo e europeismo.
Franco Angeli, 2011 – pagg. 240.


Un lavoro più che ottimo e plurale sull’opera e la figura di Giuditta Podestà. Tra i tanti interventi, oltre il saggio iniziale del curatore, troviamo Luciano Malusa, ( “L’identità europea secondo Giuditta Podestà”), Luigi Cattanei (Giuditta Podestà studiosa di Letterature comparate”), Paola Ruminelli (“Giuditta Podestà, una umanista del nostro tempo”), Luigi Vittorio Ferraris (“Da Wolfsburg un ricordo di Giuditta Podestà”), Nunziapia Castellano Canevara (“Un’amicizia fra cultura e idealità”), Dieter Rügge (“Incontri europei con Giuditta Podestà”), Nicoletta Lavaselli Ferrero (In ricordo dei fratelli Podestà”), Maryse Jeuland-Meynaud (In ricordo del Ceislo e Giuditta”), Roberto Zambonini ( Il convento di Santa Maria la Vite: le ragioni di un restauro”), Stefano Curci (“La vita del Centro internazionale di studi lombardi”), Stefano Curci (“Intervista a Giuditta Podestà” 2004), Stefania Zanardi (“Bibliografia degli scritti e delle commemorazioni dedicati a Giuditta Podestà”), Giuseppe Leone (“Cronologia della vita e delle opere di Giuditta Podestà).
Giuseppe Leone afferma che l’ “obiettivo e lo scopo ultimo” di Giuditta Podestà “non è quello di cercare il rapporto dello scrittore con il contesto storico, culturale e artistico, ma è quello di rendere i risultati delle ricerche funzionali alla società europea, quando non si spinge fino a trovare una funzionalità su scala planetaria…”; Ella, così facendo, “getta le basi per un secondo umanesimo (…) più moderno, più democratico e più europeo…”.
Il tema principale della Podestà, su cui si sofferma Giuseppe Leone, è l’Europa unita, quella vera, quella, purtroppo, mai realizzata, e che rispunta nelle idealità e nei desideri della gente ogni volta che un problema di portata mondiale auspicherebbe il suo intervento: l’Europa che non c’è. Perché se ci fosse, oggi, per esempio, davanti all’improvviso risveglio – da nessuno previsto - del mondo arabo, con le rivolte del Nord-Africa, avrebbe dovuto parlare con una voce sola e agire nel contempo. L’Europa che abbiamo è quella che a mala pena si regge – ma fino a quando? –sull’egoismo di ciascuno degli Stati e sull’Euro. Pienamente, neppure l’Europa dei mercanti.
Studiosa attenta, maestra di Comparatismo, Giuditta Podestà dimostra di amare profondamente la letteratura, ed è attraverso le opere dei più validi scrittori (Kafka e Pirandello, per esempio), dei giudizi degli stranieri sull’Italia (“l’oggetto del desiderio di Giuditta è l’Italia colta nel suo divenire, mentre vive e cresce (…), nella propria consapevolezza e nella coscienza degli europei” pag. 27), che ella conduce le sue ricerche e chiarisce il suo assunto. “Di perla in perla”- afferma Leone – “Giuditta mette in mostra anche quelle relative al tema della religiosità”, “del volontariato intellettuale, di ricerca e di promozione sociale”; ma l’assunto principale rimane, come dicevamo, quello dell’Europa futura, non astratta come l’attuale, perché prefigurata su basi solide, di come eravamo e degli sforzi compiuti, dalle grandi aspirazioni di scrittori e di poeti nel corso dei secoli.
L’esposizione che Leone fa è limpida e coinvolgente. Egli ha il dono del riporto, attraverso il quale non solo rende appetibile un saggio che, per sua natura, forse a qualcuno risulterebbe ostico, ma dà modo, anche ai meno preparati sull’argomento, di entrare in contatto col linguaggio adoperato dalla Podestà e di assaporare la bellezza e il fascino dei suoi testi.
Leggendo L’ottimismo della conchiglia ci si imbatte in quadri di rara bellezza: di città come Venezia, passata e presente; di scrittori e poeti; di attori/dicitori come Carmelo Bene; di fallimenti: quello dello stesso Bene, per esempio, ma ancor più, “lo sperimentalismo di Sanguineti e la tesi della sperimentazione estetica di Barberi Squarotti, che non sembrano risvegliare la morte del realismo preannunziata da Pasolini, dal momento che danno alla letteratura “una funzione apocalittica e utopica.”
È anche grazie agli studi e alle intuizioni di Giuditta Podestà se oggi, nelle Università, si possano svolgere Corsi di Laurea per Letteratura Comparata.
Il saggio di Giuseppe Leone, che comprende anche una “Nota bibliografica” e una “Cronologia della vita e delle opere”, dà, dell’illustre studiosa, “un ritratto esaustivo”. Una donna di talento e di virtù, “intellettuale mai al servizio del potere, eppure così temeraria fino a camminargli accanto, instillando al duro orecchio le sue idee e i suoi pensieri”.
Quella di Giuditta Podestà è l’Europa dei popoli adombrata anche da Giuseppe Mazzini, sia sotto l’aspetto politico che della letteratura, come ha dimostrato ampiamente il nostro compianto amico Francesco Fiumara, direttore de “La Procellaria”, in tutti i suoi scritti sull’apostolo dell’unità d’Italia, parecchi dei quali editi dal Centro Napoletano di Studi Mazziniani.
Tutto ciò concerne la parte di Giuseppe Leone. Ma il libro contiene tantissime altre pagine interessanti degli scrittori citati all’inizio. Perciò invitiamo a leggerlo questo lavoro di critica intelligente e diverso dagli usuali.

Domenico Defelice